Il prosciutto di Norcia IGP è un prodotto d’eccellenza che deve la sua qualità a un insieme di regole precise, codificate nel disciplinare del Consorzio. Ogni coscia che porta il marchio IGP ha superato controlli severi e rispetta un processo produttivo che non lascia spazio all’improvvisazione.
Ecco i requisiti fondamentali che ogni prosciutto di Norcia deve soddisfare.
La materia prima: solo cosce di peso adeguato
Si parte dalla selezione della coscia di suino, che deve pesare almeno 8,5 kg. Nessuna deroga è ammessa: i tagli di peso inferiore non possono ricevere il marchio IGP.
Il territorio: lavorazione e stagionatura a Norcia e dintorni
L’intera filiera produttiva — dalla lavorazione alla stagionatura — deve svolgersi a Norcia o nei comuni limitrofi espressamente indicati dal disciplinare. È proprio questo legame con il territorio umbro a rendere il prosciutto di Norcia un prodotto geograficamente protetto e non replicabile altrove.
La salatura: un processo in due fasi
La salatura avviene in due momenti distinti e successivi.
Nella prima fase, la coscia viene lasciata riposare in orizzontale per alcune settimane all’interno di celle frigorifere con condizioni molto precise: umidità tra il 70% e il 90% e temperatura compresa tra 1° e 4° C. Nella seconda fase, il prosciutto viene appeso in verticale e lasciato riposare per alcuni mesi. Questo passaggio graduale è fondamentale per garantire una distribuzione uniforme del sale e una corretta asciugatura.
Il lavaggio e la sugnatura: il tocco artigianale del norcino
Dopo la salatura, il prosciutto viene lavato e poi sugnato a mano. La sugna è un grasso finemente macinato e speziato, applicato sulla parte “scoperta” della coscia — quella priva di cotica — per evitarne un’eccessiva essiccazione. Ogni norcino segue la propria ricetta tramandata, rendendo questo passaggio uno dei momenti più artigianali e identitari dell’intera lavorazione.
La stagionatura: almeno 12 mesi
Il prosciutto deve stagionare per un minimo di 12 mesi. Solo al termine di questo periodo — e dopo la verifica del rispetto di tutte le fasi del disciplinare — la coscia potrà ricevere il marchio ufficiale del Consorzio del Prosciutto IGP di Norcia.
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Prosciutto di Norcia IGP: origini e storia
La storia del prosciutto di Norcia affonda le radici nel Medioevo, nei territori di Norcia, Preci e della Valnerina. Protagonisti indiscussi di questa tradizione furono i monaci benedettini locali, celebri in tutta Europa per le loro straordinarie competenze chirurgiche: proprio tra questi boschi umbri nacquero i primi laboratori di chirurgia del continente.
Furono gli stessi monaci, esperti di medicina e anatomia, a intuire il valore dell’allevamento suino. Il maiale, con la sua struttura anatomica sorprendentemente simile a quella umana, divenne prezioso sia per lo studio medico che per l’arte della lavorazione delle carni. Non a caso, la Valnerina offriva — e offre ancora oggi — l’ambiente ideale per allevarlo: boschi ricchi di querce, con la ghianda come alimento naturale, e aria pulita dei Monti Sibillini.
Con il passare dei secoli, il sapere dei monaci si trasmise agli abitanti del luogo, affinando tecniche e ricette di generazione in generazione.
Dai “norcini” alle città: come si è diffusa la norcineria
A partire dal XVIII secolo, i maestri norcini — termine che deriva proprio dalla città di Norcia — acquisirono una reputazione che andò ben oltre i confini locali. I loro prodotti e la loro arte erano così apprezzati che molti di loro si spostarono nelle grandi città, aprendo laboratori artigianali nelle aree metropolitane di tutta Italia.
Fu così che il mestiere prese il nome di norcineria: un’arte nata a Norcia, poi esportata nel mondo.
Curiosità: gli abitanti di Norcia non si chiamano “norcini” ma nursini — il termine “norcino” indica esclusivamente chi pratica il mestiere della norcineria.
Cosa rende unico il prosciutto di Norcia IGP
Il marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta) non è un semplice riconoscimento: è la garanzia che ogni prosciutto di Norcia venga prodotto secondo regole precise, con carni italiane al 100% e metodi che rispettano una tradizione secolare.
Tre sono i fattori che lo distinguono dagli altri prosciutti:
1. La sugna Un grasso finemente lavorato, preparato secondo una ricetta tramandata da generazioni. È uno dei segreti che conferisce al prosciutto di Norcia il suo sapore inconfondibile.
2. L’aria dei Monti Sibillini La stagionatura avviene in modo completamente naturale, sfruttando le correnti d’aria — sia calde che fredde — che caratterizzano il microclima unico di questa zona dell’Umbria.
3. La lavorazione artigianale Ogni fase della produzione mantiene un carattere profondamente artigianale, che l’industria alimentare moderna ha saputo integrare senza snaturare.












